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Nodo mezzo barcaiolo

Nodo mezzo barcaiolo
 

Nodo mezzo barcaiolo

Nodo mezzo barcaioloIl mezzo barcaiolo è un nodo che viene principalmente utilizzato in arrampicata e alpinismo per assicurare, tramite uno scorrimento controllato della corda (annodata in un apposito moschettone solitamente vincolato alla parete), che vengano ridotti gli eventuali traumi di una caduta dello sportivo che sta salendo (quest’ultimo ovviamente, deve essere legato al capo della corda che viene assicurata tramite il mezzo barcaiolo).
La manovra di assicurazione, se correttamente eseguita, garantisce un buon freno al cosiddetto capocordata, ossia a chi sale per primo e soffre di un potenziale ed effettivo rischio di caduta; garantisce altresì un ottimo freno per il cosiddetto secondo di cordata che, in realtà, soffre di limitati rischi di caduta effettiva (perché la corda viene recuperata dall’alto, man mano che egli sale).

Nello svolgere la sua delicata funzione di mezzo di assicurazione della cordata, questo nodo può essere considerato come un vero e proprio “freno”, con pregi e difetti che devono essere ben conosciuti da chi lo utilizza.

Il mezzo barcaiolo non è l’unico freno conosciuto per svolgere tale funzione. Vi sono infatti innumerevoli attrezzi (quali, per esempio, il cosiddetto “secchiello” o “tuber”) capaci di assolvere alle stesse necessità, seppure in modo diverso o, comunque, variabile.
Ogni attrezzo, difatti, ha una propria capacità frenante (a seconda dell’attrito che riesce a produrre sulla corda) ma ha anche una modalità di utilizzo che spesso incide significativamente su tale capacità.
La forza frenante del mezzo barcaiolo, così come quella di qualsiasi altro freno, è infatti strettamente dipendente sia da un coefficiente di attrito (misurabile oggettivamente) sia da una capacità manuale che varia da persona a persona.

Per l’assicurazione dell’arrampicatore o alpinista che sale, la manualistica del Club Alpino Italiano consiglia l’esecuzione del mezzo barcaiolo in un moschettone con ghiera di sicurezza, cosiddetto “a pera”.
Occorrerebbe inoltre avere l’accortezza di predisporre il nodo in modo che il ramo di corda eventualmente sottoposto a tensione si trovi dal lato “forte” del moschettone (è il lato opposto a quello in cui è presente la leva di apertura).

ATTENZIONE QUESTO NODO Richiede, sempre e comunque, la massima attenzione da parte dell’operatore. Poiché il freno entra in funzione solo se viene applicata una forza trattenente (in opposizione a quella traente derivante da una caduta), l’operatore deve sempre avere nella mano il ramo di corda da trattenere in caso di caduta del compagno.
Richiede una certa maestria sia per “dare corda” al capocordata che sale, sia per frenare in modo modulato (non troppo violento) l’eventuale caduta del compagno.

Essendo un freno dotato di un elevato coefficiente moltiplicatore (circa 10 volte la forza che viene applicata in trattenuta), esso può provocare un’indesiderata rigidità nel sistema a catena costituito da: individuo in caduta + corda + ancoraggi intermedi + freno + ancoraggio di sosta”.
Si noti che, all’aumentare della rigidità del sistema, aumentano proporzionalmente i carichi che le singole componenti sono chiamate ad assorbire.
Tende a far attorcigliare la corda e a usurarla piuttosto rapidamente.
Richiede particolari precauzioni nel caso di utilizzo contemporaneo di due corde (pratica piuttosto comune nell’arrampicata e alpinismo).
È infatti vivamente sconsigliato, anche se apparentemente pratico, effettuare un mezzo barcaiolo per ciascuna corda e porre tali nodi in uno stesso moschettone.

Il mio consiglio è quello di usare il mezzo barcaiolo solo in caso di emergenza, in assenza di dispositivi come il secchiello o similari.

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